Anima
Alpina
racconta la storia di Andrea, ex campione di sci di fondo che lascia
lo sport per dedicarsi all’arte casearia nella Val Camonica,
ereditata dal padre. Oggi produce formaggi naturali seguendo metodi
tradizionali, in armonia con la natura e gli animali. Accanto a lui
lavorano anche due ragazzi giovanissimi, desiderosi di imparare il
mestiere e dare continuità a una tradizione secolare. Il film è un
ritratto autentico di resilienza, amore per la terra e speranza
concreta per il futuro.
Marco e Tamara si dedicano alla produzione sostenibile di vino, olio e ortaggi. Impegnati nell’agricoltura sociale da anni, offrono ospitalità e servizi a persone svantaggiate, trasformando la fragilità in forza attraverso il lavoro fisico e la riscoperta della normalità. La loro missione è produrre reddito e dignità per sé e per gli altri.
Gianni è uno tra quei pochi sardi che rifiutano le scorciatoie della modernità e che, testardamente, continuano a produrre formaggi rispettando naturalità, tradizione e gusto. Come molti altri giovani, aveva lasciato la Sardegna per lavorare in continente come poliziotto penitenziario nell’ambito del regime 41 bis. Poi la svolta, per dare un senso concreto alla sua vita, decide di ritornare a casa per produrre formaggio e mettere su famiglia. Suo padre non era d’accordo della scelta, ma Gianni dopo anni di studi e sperimentazioni, riprenderà in considerazione il saper fare del padre e degli altri anziani, imparando l’importanza dei pascoli. Capisce che il sapore del formaggio dipende soprattutto dalla qualità dei pascoli alle pendici del monte Albo. La cosa più bella della sua vita è che ama il suo lavoro, ereditato dal padre e ora sa che lui ne è orgoglioso.
Rosa è una tosta, ha passato tutta la sua infanzia nei pascoli di Ittiri, paesino in provincia di Sassari. Una cultura arcaica fatta di sacrifici, di rigore, silenzi familiari e tanto lavoro fisico. Rosa insieme al fratello Tommaso e alle sue nipoti conduce un’azienda agricola con 500 pecore e trasforma tutto il latte in un formaggio tradizionale e naturale che esprime il territorio. E’ una donna instancabile e sempre sorridente, ama il suo lavoro, ed è impegnata anche nel sociale, ma ha una preoccupazione: le giovani nipoti Antonella e Giovanna non hanno le idee molto chiare sul loro futuro, e ambiscono a qualcosa di diverso, mettendo a rischio il futuro dell’azienda.
Gian Vittorio, un architetto di Torino, ha deciso di abbandonare la città per fare il pastore in montagna. Produce formaggi naturali, rivitalizzando un borgo abbandonato da decenni chiamato “Borgata Paraloup”. Gian ha un sogno: creare una comunità con un micro-sistema territoriale autonomo e sostenibile in un territorio montano e marginale. Il suo obiettivo è quello di affermare un’identità culturale in grado di trainare lo sviluppo economico e sociale del territorio. Gian ha poche occasioni di vedere il figlio Sebastiano, quando il ragazzo viene a trovarlo in alpeggio, cerca di riallacciare un rapporto interrotto da anni. Nonostante l’ambiente montano non sia l’ideale per un adolescente, Gian crede che possa essere stimolante per Sebastiano e auspica che un giorno il figlio possa seguirne le orme. Per Gian, c’è un’idea moderna di vivere la montagna, con i piedi ben piantati nella terra e uno sguardo che va oltre i limiti fisici e i confini.